Milano Stazione di passaggio

La vecchia torre di controllo della Centrale: vera porta della città secondo Alessandro Papetti
Lorenzo Viganò, Corriere della Sera, 23 August 2012

"Trovo la Stazione Centrale di Milano architettonicamente bellissima perché ha uno stile che le conferisce una forte riconoscibilità. Avevo 18 anni, forse meno, quando il critico Mario De Micheli con cui stavo passeggiando ne diede una definizione perfetta: stile assiro milanese. Io, però, anziché disegnare la facciata o gli interni ho preferito rappresentare la sua vecchia torre di controllo, quell'architettura primo Novecento che si incontra sui binari appena usciti dalla stazione o poco prima di entrarvici. È nata con una funzione precisa, ma ha un disegno curato che accarezza l'occhio, come quello di un arco, di una porta cittadina. O come le colonnine di certe fabbriche del secolo scorso, costruite per "reggere", ma realizzate in bronzo e decorate con capitelli". Milano come posto di entrata e di uscita, come luogo di passaggio; Milano che sai che esiste, ma è solo come destinazione o punto di partenza: ha voluto porre l'accento su questo aspetto della città Alessandro Papetti, la cui opera "Milano - Stazione Centrale" continua "Milano d'Arte", la serie domenicale di dipinti inediti realizzati da artisti contemporanei per il "Corriere". Il suo "olio" vuole però anche essere un invito alla città perché abbia cura di se stessa. "Milano è come una donna bruttina, ma di fascino: non ti folgora alla prima occhiata, ma si rivela poco a poco e alla fine ti cattura. Per questo nella sua corsa a essere moderna dovrebbe osare di più in senso conservativo, per proteggere la sua anima. Come ha fatto con questa costruzione che forse non si ricorda nemmeno più di avere".

 

Alessandro Papetti, la velocità del gesto

 

Alessandro Papetti è nato a Milano nel 1958. Si dedica completamente alla pittura appena terminato il liceo classico, preferendo studiare autonomamente che entrare in Accademia. Asseconda così una passione che lo possiede fin da bambino ("A chi mi dice che ho avuto coraggio a intraprendere questa professione rispondo che me ne sarebbe servito molto di più per non farlo. Era ciò che mi veniva più naturale e istintivo, il resto sarebbe stata una forzatura"). Dagli anni 80 comincia a esporre in Italia e all'estero (da Bruxelles a Parigi a Vancouver) e la sua pittura colpisce subito Giovanni Testori che ne scrive sul "Corriere". Il tratto di Papetti è veloce, istintivo ("Dove la casualità va tenuta sotto controllo"), e più che ai futuristi cui è stato spesso affiancato, ha fatto propria la lezione dei pittori a cavallo tra 800 e 900, come Boldini. Dipinge paesaggi, interni di fabbriche, acqua e vento, ma anche figure la cui drammaticità ricorda Bacon, artista che ha sempre amato insieme con Giacometti. "Nel futuro vorrei dedicarmi più assiduamente alla scultura, cui finora mi sono avvicinato in modo saltuario".