Sergio Ceccotti

Segreti & misteri del maestro del thriller
Alessandro Riva, Arte, 1 February 2003

Bistrò francesi. Strade male illuminate. Vecchi alberghi fatiscenti, stanze deserte, città notturne, investigatori e dark ladies. Nata in Italia, la pittura di genere ora spopola anche all'estero. A cominciare dalla patria di Maigret

 

Interno giorno. Un classico bistrò parigino, con un appendiabiti di fianco all'entrata, un orologio alla parete che segna le due e venti, alcune foto di cantanti jazz incorniciate, una locandina di King Kong appesa sulla vetrina e pochi avventori: due uomini appoggiati al bancone del bar intenti a sorseggiare una birra e una giovane famigliola seduta a un tavolino d'angolo. In primo piano, un uomo legge attentamente (con quella concentrazione che nei film di spionaggio appare sempre vagamente sospetta) una copia di Le Figaro. Se qualcuno si mettesse a cercare in questa tela un dettaglio, un indizio, un segno identificativo - quella che nei romanzi gialli è la traccia che incastra senza ombra di dubbio l'autore del delitto - dovrebbe andare con lo sguardo oltre le vetrine del bistrò, fuori, all'aperto, dove, sul muro del palazzo di fronte, fa bella mostra di sé una targa che dice: "Rue Ceccotti". Chiunque conosca Parigi, o abbia semplicemente la voglia e la pazienza di consultare uno stradario, si accorgerà che la rue Ceccotti, nella capitale francese, non esiste affatto. Dunque, non può che essere quello il segno, la traccia attraverso la quale l'autore vuole comunicarci qualcosa. Come una firma, o un marchio distintivo, da cui si possa dedurre che il quadro è indiscutibilmente suo. 

 

Da Simenon ai surrealisti. Questo autore si chiama appunto Sergio Ceccotti, ha 67 anni, è romano, ma da decenni fa la spola con Parigi per respirare l'aria della metropoli che ha dato i natali a personaggi come Maigret o ad autori acidi, corrosivi e anarchici come Leo Malet. "Ci
vado anche", rivela l'artista, "per 'scavare' in qualche bancarella alla ricerca di libri rari. Naturalmente gialli". Magari firmati e dedicati dall'autore stesso, com'è avvenuto quella volta che, su una delle celebri bancarelle che costeggiano il lungosenna, ha trovato, in vendita per pochi franchi, una copia di un romanzo di Georges Simenon con dedica autografa del maestro.  Ceccotti, infatti, più che dai segreti e dai tic degli artisti è attratto da quelli degli scrittori. E proprio agli scrittori è sempre stato legato, a cominciare dai surrealisti (fu amico di più d'uno di loro), per continuare poi con poeti e narratori (di collezionisti ne vanta molti, come Gore Vidal). E pure i suoi quadri ne risentono, assumendo quell'atmosfera così tipicamente narrativa che li fa prediligere agli editor delle grandi case editrici per illustrare le copertine dei thriller. In Francia, ad esempio, sono stati utilizzati da diverse case editrici per copertine di libri (da Paul Auster con la sua Trilogia di New York a H.G. Wells), ma anche in Italia più d'uno è finito a illustrare i grandi best-seller.

 

Eroi contemporanei. Per anni, Ceccotti è stato guardato come un corpo estraneo nel sistema dell'arte: le sue bizzarre scene di strada - dove uomini rimangono appesi a un cornicione, investigatori in impermeabile bianco si aggirano tra vecchie Citroën e stanze d'albergo un po' cadenti, e misteriose dark ladies si aggirano a loro volta per appartamenti dove sembra essersi appena consumato un delitto - sono da sempre strani mix d'immaginario fumettistico, letteratura di genere, cinema e pittura. "Tutto questo può far pensare al cinema, alla fotografia, ai romanzi di autori quali Simon Perec, Patrick Modiano, Antonio Tabucchi, Paul Auster", dice l'artista. "Del resto, come gli antichi prendevano dal mondo classico, così io rubo a man bassa dal mondo della letteratura popolare. Gli eroi di oggi sono questi, e io non ho fatto altro che trasportarli nel mio mondo".