Una donna nuda fuma in balcone di notte, ha ancora i capelli acconciati da grande soirée e addosso i gioielli per l'occasione. A terra, accanto a lei, un libro aperto viene sfogliato dal vento leggero. Il paesaggio, il lungomare o forse il porto di una città, non le interessa: lei, dal suo balcone in alto, rimira il cielo e pensa che tutto potrebbe cambiare, che forse il male, improvviso e cieco, potrebbe mutare le sorti del suo destino sereno.
Tutto questo è Guardando le stelle (2005), un dipinto di Sergio Ceccotti (classe 1935) esposto in Sergio Ceccotti. Il romanzo della pittura 1958-2018 (a cura di Cesare Biasini Selvaggi) nella sala circolare dello Spazio Fontana del Palazzo delle Esposizioni a Roma. In mostra ancora fino al 14 ottobre, è l'occasione per operare una piccola rivoluzione nell'odierno mondo del mercato dell'arte contemporanea: ammirare le opere di un grande artista ancora in vita. Quella di Ceccotti - coevo di Schifano, Festa, Tacchi e Mambor e che quindi prende la mosse dalla Pop-Art romana - è una figurazione colta, originale, sperimentale che trae ispirazione datante correnti: il mondo dei fumetti, il cinema, la Metafisica novecentesca, Balthus, Hopper, il cubismo, e anche i rebus della Settimana Enigmistica, di cui Ceccotti è assiduo lettore.
Nella personale antologica del museo capitolino, quaranta opere narrano l'esprit-Ceccotti già così vivido ne nel primo Il giradischi (1958), quella sua evidenza espressiva che amplia le cose viste - "Non riesco a dipingere ciòche non ho visto" sostiene il pittore- e le rende vive, in movimento, tenutarie non solo del presente sulla tela, ma anche di un passato e soprattutto di un futuro, dove l'imprevisto può piombare: cosa dirà la donna di spalle all'uomo bendato che entra nel suo salotto di La signora x e l'uomo invisibile (1981)? Cosa è successo alla donna di Stazione di provincia XIII (1981), che telefona da una cabina isolata in una strada di campagna? E ancora, chi sta aspettando l'uomo seduto al bancone di Al bar II (1965)?
I luoghi e i personaggi delle opere di Ceccotti non sono immersi nel tempo mitico e imobile dell'arte, sono così pulsanti e vivi che vedendo i notturni e gli scorci di Roma come Serata al Pigneto (2014), Settembre a Piazza Quintili (2015), Estate a Piazzale Flaminio (2016) o di Parigi come Hiver à Montmartre (1991) o Un après-midi parisien (2017), non sembra di rimirare un quadro ma di esservi dentro, come tuffati ne Il mare dipinto (2018), il quadro che chiude la mostra.
